I giochi sono per i bambini, come afferma lo psicologo Peter Gray, autore di “Lasciateli giocare”,  il mezzo naturale per educare se stessi, il modo in cui  imparano a diventare adulti efficaci: andare d’accordo con gli altri, cooperare, controllare le proprie emozioni. Pensare, progettare, creare, sognare.

Togliere il tempo ai giochi per anticipare la scolarizzazione può avere effetti negativi sui bambini. La conferma arriva ormai da numerose ricerche. Ci stiamo abituando a pensare che anticipare la scuola, preparare i piccoli alla scuola primaria già con esercizi durante l’ultimo anno di scuola dell’infanzia, anticipare la data di inizio della scuola obbligatoria, scolarizzarli prima, costituisca un vantaggio perché li prepara ad affrontare “il passo successivo”, e che faciliti il loro percorso accademico. Ma non è così. Anzi.
Alcuni studi statunitensi hanno evidenziato che esperienze educative non adeguate al livello di sviluppo o in sintonia con i bisogni e le possibilità dei bambini possono causare gravi danni, tra cui sentimenti di inadeguatezza, ansia e confusione.
Nessun dato dimostra i vantaggi protratti di un’alfabetizzazione anticipata, mentre ne esistono a favore del giochi liberi dei bambini. Come prevedibile, la formazione anticipata migliora i punteggi ai test specifici in linea con la formazione ricevuta (ad esempio lettura o scrittura), però i guadagni iniziali si perdono entro i tre-quattro anni e, almeno secondo alcune indagini, con il tempo si invertono. Il dato più significativo è che a lungo termine si riscontrano disagi in ambito sociale ed emotivo.

Rilevazioni longitudinali protratte fino all’età di 23 anni hanno in effetti permesso di verificare che con la crescita emergono differenze socio-emotive significative. I bambini iper-scolarizzati in anticipo risultano tendenzialmente giovani adulti più aggressivi, portati alla lite e al contrasto, poco empatici rispetto a coloro che da piccoli hanno avuto la possibilità di giocare. Gli esperti ipotizzano che i giochi liberi permettono di imparare a rapportarsi agli altri, di sviluppare modelli di responsabilità personale e comportamento prosociale. Consente di appropriarsi di quelle preziose competenze relazionali indispensabili nella vita. Nelle aule dove si sottolinea invece la preparazione, il rendimento, il fare bene i compiti, si richiedono performance, si sviluppano modelli competitivi, orientati alla realizzazione personale, al farsi strada.
Negli anni Settanta del secolo scorso, già un’indagine tedesca condotta su larga scala aveva dimostrato esiti peggiori a livello scolastico, ma anche sociale, tra i giovani laureati provenienti, nel loro iter formativo, da scuole materne “prescolarizzanti”. Questo risultato promosse un cambiamento nella politica educativa di quel paese negli anni successivi a favore di un investimento in asili nido gioco-orientati. È il caso di ricordare a questo proposito anche la Finlandia, dove i quindicenni conseguono punteggi eccellenti, in genere al primo posto, nelle materie sottoposte a test dalle ricerche internazionali. Dove la scuola dell’obbligo però inizia a sette anni, ha orari settimanali brevi, ogni ora di lavoro prevede 15 minuti di pausa, e l’educazione prescolastica dura solo un anno, senza essere obbligatoria.

I dati ci dicono anche che disturbi d’ansia e di depressione nei bambini appaiono correlati alle pressioni accademiche e alla mancanza di giochi. Ecco perchè è molto più utile lasciare ai bambini passare il loro tempo con i giochi piuttosto che in attività frustranti e inutili che possono  arrecargli danno come ansia o depressione. E’ altresì acclamato che i giochi aiutano i bambini a migliorare se stessi anche nelle relazioni con gli altri e a implementare la capacità di problem solving, progettazione e creazione insomma i giochi aiutano a diventare adulti felici!

bambini giochi

Tratto http://d.repubblica.it/lifestyle/2016/05/23/news/prescolarizzazione_pro_contro_psicologia_bambini-3095940/?ref=fbpd